Cop Dale Zaccaria Nel suo amore

“NEL SUO AMORE” di Dale Zaccaria (2014)

Con passo felpato. Così è doveroso e necessario addentrarsi nei meandri dell’ineffabile che la Poesia – in senso lato -ci regala. Il codice prosaico del recensore si avvicina dunque con un timore reverenziale per il sospetto di sminuire, di fraintendere e la certezza di usare strumenti in qualche misura impropri per “tradurre” le personali sensazioni derivate da una lettura. Tali impressioni sono amplificate se sono poi dedicate a una figura grande e significativa come quella di una grande attrice, in questo caso Franca Rame. Le 22 poesie della raccolta “Nel suo amore”, della poliedrica artista Dale Zaccaria , le rendono piena giustizia.

 

La prima cosa che salta all’occhio è La dimensione minimale e apparentemente intimista dello scritto . Con pochi tratti e pochi versi l’autrice si immerge nell’impresa di costruire e colorare un ampio quadro che non si limita didascalicamente alla descrizione del personaggio di riferimento ma ne fa una sorta di “obiettivo” di partenza e arrivo .

 Partiamo dal titolo “Nel suo amore”: La poesia che dà il titolo all’intera raccolta indica la strada delle “piccole cose” e del cuore come semplice via e modalità per arrivare all’origine e obiettivo dell’”essere”; ovvero il “Mondo deve pur andare da qualche parte nel Suo Amore”; vien da chiedersi se il “suo Amore “ è quello di Franca  o quello del Mondo. Ma , in fondo, che differenza fa? Franca qui è la “Regina” . La regina di un mondo che può essere quello di Dale o quello dell’universo femminile che Dale ha visceralmente a cuore ; la brillante strada dell’autrice si rivela dunque essere una caleidoscopicità di sensazioni che trasformano la storica attrice italiana in una sorta di “Aleph” Borgesiano dove ritrovare qualcosa di più di un mucchio di tematiche e simboli. Franca diventa una chiave di volta ,di lettura, strumento per capire il mondo e affrontarlo insieme.

 

E allora nelle parole di Dale ecco che Franca diventa, forse un po’ idealisticamente ma in maniera sempre delicata ed efficace, la “Vasta Signora dei giusti”, la lotta e la speranza grazie alla quale si può imparare dalla guerra degli umili. Tornano così alla mente i passaggi rilevanti della carriera della protagonista che insieme al marito Dario Fo, ha intrapreso fondendo il suo cammino artistico con quello intellettuale e di lotta autentica in favore degli ultimi, degli operai e delle donne che subiscono violenza (come capitò anche a lei). Ma la violenza che si può subire in questi casi può nascere solo da una enorme sensibilità umana ; la stessa sensibilità che contraddistingue i “pochi” dai “molti” (o meglio , per dirla con Elsa Morante i “Felici pochi” dagli “Infelici molti”). In seguito a ciò l’amore può persino diventare un “REATO”, ma è logico che sia visto così se il mondo migliore e possibile deve ancora nascere: e nascerà in presenza della Donna.

 

Pensiamo per un attimo al poeta sufi Rumi(ripreso da Franco Battiato)  “A giudicare dall’apparenza, il ramo è l’origine del frutto; ma in realtà, il ramo è venuto all’esistenza in vista del frutto. Se non ci fossero stati un desiderio e una speranza per il frutto, come avrebbe potuto il giardiniere piantare la radice dell’albero? Ecco perché in realtà dal frutto è nato l’albero”. E noi Potremmo dire ecco perché in realtà la donna nasce perché il mondo migliore verrà e sarà possibile. E viene dunque da chiedersi se la tanto agognata “rivoluzione” non ci sia effettivamente già stata (come dice Gian Piero Alloisio); perché è la sensibilità derivata da una “goccia di bellezza madre” che può fare la vera rivoluzione che conta, che non si fa nelle strade e nelle piazze ma dentro di noi.

 

L’abilità della poetessa, oltre che di condensare tutto l’amore umano in poche righe è anche di saper trasmettere visivamente e ritmicamente (forte anche della sua esperienza performativa che la rendono artista completa) le sensazioni di contorcimento emotivo che alcune volte subentrano; è il caso del frammento “Ti porterò” dove si descrive con continui versi “spezzati” la fatica e lo stoicismo del portare una Rosa Bianca, simbolo della purezza e della Vittoria, su una strada tortuosa ma alla fine vincente.

 

E quando la parola non basta o non serve…ecco che arriva l’umiltà del grande artista che sa anche “stare al suo posto” e deporre temporaneamente le armi: La “parola” più gentile può essere quella “Mai nata” e L’amore va protetto ma se necessario NON PRONUNCIATO; Le cose “non dette” a volte sono più forti e vere se vissute e protette.

 

Quando invece l’autrice entra più nel “mistico” sorge qualche perplessità in più, in quanto può apparire qualche “pennellata” un po’ di maniera; Naturalmente, d’altra parte,  si capisce che la “deificazione” della protagonista è comunque un elemento più teatrale e di “coloritura” letteraria e poetica e dunque può “starci” come sublimazione finale e di compimento per il quadro d’autore regalato da questa valida poetessa a un’artista che oltre che un idolo sembra essere un’autentica guida spirituale scolpita nella mente di chi l’ha sempre visceralmente amata e sente che Franca non se n’è mai andata ed è ancora presente nel cuore e nella mente e nell’anima dei “resistenti” e dei “vincitori di domani”.

L.M.

 

www.dalezaccaria.com

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